Signore, da chi andremo?

Signore, da chi andremo?

Cosa accomuna tutte le persone? Cosa desiderano tutti quanti?

Tutti, ma proprio tutti, vorrebbero essere felici. Anche tu.

Spendiamo l'intera esistenza, dal primo vagito, all'ultimo respiro, nella ricerca di questa condizione.

Ma cos'è la felicità? Chi o cosa può procurarla?

A queste domande, tuttavia, le persone danno risposte diverse.

C'è chi pensa che evitando gli affanni (propri e altrui) si possa essere felici e chi invece crede che la felicità consista nell'accantonare beni materiali, assicurandoseli in vario modo (con la forza, con la seduzione, con il danaro, con il potere o magari sottraendoli ad altri con espedienti poco onesti, quando non con il furto).

Cosa dice in proposito Gesù?

«Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni».

Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».

(Luca 12,15-21)

 

Quale che sia la condizione di una persona, nel tempo essa conoscerà la perdita della bellezza e del vigore, la malattia, la sofferenza, la morte. Possono dunque bellezza, forza, potere, danaro e beni materiali di ogni genere assicurare la felicità, preservandola in eterno?

E' scritto:

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

(Matteo 5,19-21)

 

Se le cose e le persone, in cui riponiamo fiduciosamente le nostre aspettative di felicità, possono venir meno con il trascorrere del tempo e con il susseguirsi degli eventi, cosa possiamo fare per assicurarci una felicità durevole?

Occorre costruire l'esistenza fondandola su basi solide:

«Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

(Matteo 7,24-27)

 

Qual'è, dunque, la solida roccia a cui affidarsi, su cui costruire l'esistenza e da porre quale fondamenta di una felicità durevole?

Il Signore è la mia roccia,
la mia fortezza, il mio liberatore,
il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio,
il mio scudo, la mia salvezza, il mio riparo!

(Secondo libro di Samuele 22,2-3)

Tuttavia, per costituire Dio quale roccia a fondamento della nostra vita e della nostra felicità, occorre esserGli fedeli, seguendo le regole che Egli ci ha dato e che Gesù, interrogato in proposito, così sintetizza:

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

(Matteo 22,37-40)

Amare compiutamente Dio e il prossimo, rappresenta dunque la strada maestra per fare del Signore la roccia protettrice della nostra esistenza, il baluardo della nostra felicità, accumulando tesori durevoli nel Regno dei Cieli.

Occorre perciò interrogarci... la nostra vita e le nostre scelte, sono coerenti con questi comandamenti?

A questa punto di domanda, al cospetto della propria coscienza, ognuno potrà fornire la sua risposta.

E se questa risposta sarà diversa da quella che desidereremmo fosse, non disperiamo, nulla è perduto!

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L'empio abbandoni la sua via
e l'uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.

(Isaia 55, 6-7)

Dio ama il peccatore pentito e ne avrà misericordia, come assicura Gesù:

Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

(Luca 15, 7)

Certo la declinazione pratica del messaggio evangelico è impegnativa, la sua radicalità ci pone quotidianamente dinanzi a scelte difficili, autentici bivi, posti dinanzi ai quali talvolta, spaventati dall'idea di perdere i nostri tesori terreni, non troviamo il coraggio e la forza di imboccare la strada giusta, pur se in salita:

Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre".
Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

(Marco 10, 17-22)

Quando indugeremo nella scelta, se prendere la strada maestra o andar via anche noi, ci sarà posta la stessa domanda fatta ai primi cristiani:

Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

(Giovanni 6, 67-68)

E tu, cosa risponderai?

 

Date

22 Gennaio 2015

Tags

Effatà

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