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PER AMORE DEL MIO POPOLO NON TACERÒ

L'assassinio di Don Peppe Diana e i frutti della sua morte, dalla testimonianza di chi lo ha conosciuto.

 

 

Casal di Principe, provincia di Caserta. Un territorio intero vive omertosamente soggiogato dal potere psicologico e violento di una forza criminale, militarmente organizzata, ramificata e insidiosa, ma capace al contempo di operare sottotraccia, per non suscitare l'attenzione dello Stato, di cui ha colmato i colpevoli vuoti.

La primavera è alle porte, sono le 7.20 del 19 Marzo 1994, festa di San Giuseppe.

Nella sagrestia della chiesa di San Nicola di Bari, il Parroco, Don Giuseppe Diana (per tutti "Don Peppe") si prepara a celebrare la Messa.

E' il suo onomastico e il fotografo Augusto Di Meo, suo amico, lo va a trovare, per porgergli i suoi auguri.

Nel mentre sopraggiunge un'uomo. Non frequenta la parrocchia, non conosce il parroco e chiede: «Chi è Don Peppe di tutti e due?». Il Parroco risponde pronto: «Sono io!». L'uomo gli punta contro l'arma che impugna ed esplode cinque colpi in sequenza, mirando al volto, due andranno a segno alla testa, uno al viso, uno al collo e un'ultimo colpirà la mano, probabilmente levatasi istintivamente a difesa.

Don Peppe, cade all'indietro, morendo tra il sangue e le braccia di Augusto, che si volge a guardare il killer. Sono attimi, chissà se ha il tempo di pensare che ora potrebbe venire il suo turno.

Il killer si volta e se ne va. Rapidamente, così come è sopraggiunto.

La notizia si diffonde subito. La gente del paese è sgomenta e terrorizzata. Don Peppe era conosciuto e benvoluto, anche perché, oltre che come Parroco, operava come insegnante di religione in una scuola locale, sempre attento al dialogo con i giovani, che in lui trovavano un raro punto di riferimento morale, in un'area eticamente asfittica.

La truce esecuzione ha un'eco nazionale. Il giorno dopo, durante l'Angelus, Papa Giovanni Paolo II ricorderà "Don Peppe" con un messaggio di cordoglio: «Sento il bisogno di esprimere ancora una volta il vivo dolore in me suscitato dalla notizia dell’uccisione di don Giuseppe Diana, parroco della diocesi di Aversa, colpito da spietati assassini mentre si preparava a celebrare la Santa Messa. Nel deplorare questo nuovo efferato crimine, vi invito a unirvi a me nella preghiera di suffragio per l’anima del generoso sacerdote, impegnato nel servizio pastorale alla sua gente. Voglia il Signore far sì che il sacrificio di questo suo ministro, evangelico chicco di grano caduto nella terra, produca frutti di piena conversione, di operosa concordia, di solidarietà e di pace.» 

Le persone e le autorità si interrogano sui moventi dell'omicidio.

Augusto Di Meo, l'amico fotografo, è turbato. Peppino è morto e il volto del suo assassino continua ad affacciarglisi alla mente. Che fare? E' combattuto tra il desiderio di denunciare l'assassino materiale e il comprensibile timore di ritorsioni.

A un tratto ricorda le parole di Don Peppe: «Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di avere paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare. Perché la camorra è una forma di terrorismo che incute paura e tenta di diventare una componente endemica della nostra società.Rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e di intermediari che sono la piaga dello Stato legale», e mentre lo Stato legale offre una «inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini», quello illegale si rafforza sempre più «dove regnano povertà, emarginazione, disoccupazione e disagio».

Augusto va dai Carabinieri, denuncia l'assassino e ne effettua il riconoscimento. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

Il sacrificio di Don Peppe e il coraggio di Augusto non saranno vani. Lo Stato e le coscienze degli abitanti di Casal di Principe si risvegliano dal torpore. La camorra casalese perde progressivamente il sostegno e il "rispetto" del territorio. Operazioni di polizia e il processo "Spartacus" infliggeranno duri colpi alle famiglie locali.

Giuseppe Quadrano, l'autore materiale dell'omicidio, si consegnerà in seguito alle forze di polizia, iniziando un percorso quale collaboratore di di giustizia, che condurrà all'arresto e condanna all'ergastolo di Mario Santoro e Francesco Piacenti, quali coautori dell'omicidio.

In occasione del venticinquesimo anniversario della morte di Don Peppe Diana, oltre seimila scout dell'AGESCI si sono riversati per le vie di Casal di Principe, recandosi a pregare sulla tomba del Parroco e ad ascoltare dalla viva voce di Augusto le sue vicende.

 

Galleria multimediale del raduno scout di Casal di Principe per il 25 anniversario della morte di Don Peppe Diana 

DON PEPPE DIANA: L'UOMO

Giuseppe Diana, l'uomo, in vita aveva attraversato le proprie contraddizioni, quelle di tutti, alla ricerca continua di un significato, profondo e ultimo, che desse senso e valore alla propria vita.

In principio il suo percorso lo condusse in seminario, poi abbandonato in un momento di crisi, per confrontarsi con il mondo, che non conosceva bene.

Iscrittosi alla facoltà di ingegneria e dato qualche esame, si rese conto che la mondanità non aveva le giuste risposte alle sue inquietudini.

Abbandonata ingegneria e tornato in seminario, si laureò in filosofia, divenendo sacerdote nel Marzo del 1982.

L'impegno pastorale di Don Peppe, arricchito dall'esperienza di Caporeparto Scout dell'AGESCI, di cui ad Aversa era anche assistente ecclesiastico, si intrecciava con la sua grande passione per lo sport e le partite di calcio, alle quali non rinunciava.

Nel 1989, nominato Parroco della chiesa di San Nicola di Bari, in Casal di Principe, di cui era originario, ritrovò i compagni di un tempo, oramai cresciuti, dai quali lo divideva la visione della vita, di sopraffazione per loro, di amore e servizio per lui.

Don Peppe non tollera di vedere la sua gente e il suo territorio insidiati dalla violenza e dai soprusi della camorra, che prolifera indisturbata, così nel 1991, insieme ad altri sacerdoti della medesima forania, distribuisce la lettera / manifesto di denuncia, intitolata "PER AMORE DEL MIO POPOLO".

Per la camorra casalese si tratta di un'inaccettabile mancanza di rispetto. Un'autentica dichiarazione di guerra.

Una delle famiglie camorristiche locali, indebolita dalle faide per la supremazia nel controllo del territorio, decide di ordinare l'uccisione del Parroco, sia per eliminare lo scomodo Don Peppe, fermando la sua azione moralizzatrice e di risveglio delle coscienze, che per rivendicare il potere indiscusso e indiscutibile della mala di Casal di Principe, addossando al contempo la responsabilità dell'omicidio alla famiglia camorristica avversa, quella degli Schiavone.

Don Peppe morirà, ma questo determinerà il declino della camorra casalese.


 

 IL TESTO DELLA LETTERA / MANIFESTO "PER AMORE DEL MIO POPOLO"

 «Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario; traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d'intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L'inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l'inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l'Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti.

Il Profeta fa da sentinella: vede l'ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

 Coscienti che “il nostro aiuto è nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe. Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa. Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell'annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.»

(Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo - Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata - San Cipriano d'Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta - Villa Literno; M.S.S. Assunta - Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO))

 

La Parrocchia

Chiesa di Maria SS. del Carmine e S. Giovanni Bosco

Via dei Ginepri - 81100 Caserta

Tel. +39 0823 344334

Parroco: Don Biagio Saiano

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